Museo Archeologico Provinciale di Salerno: una visita dettagliata

museo 4Il Museo Archeologico Provinciale di Salerno vanta una lunga ed articolata storia. Nel 1873, la Commissione archeologica della Provincia del Principato Citeriore iniziò a manifestare l’esigenza di gettare le basi per la costruzione di un Museo a Salerno. Nel 1927, dopo la scoperta di ritrovamenti archeologici nell’area di Fratte di Salerno, fu istituito il Museo Archeologico Provinciale, inaugurato successivamente nel 1928 all’interno del Palazzo di Governo, il cui primo direttore fu Antonio Marzullo. Il museo fu spostato nel 1939 nella Casina dell’Orto Agrario, dopo fu nuovamente ricollocato nella sede originaria e solo nel 1964 fu allestito nel complesso di San Benedetto. Il percorso espositivo è articolato su tre livelli: il primo è dato dal Lapidarium e dal Viridarium con gli spazi antistanti l’ingresso al Museo, il secondo corrisponde al piano inferiore ed il terzo al piano superiore, snodandosi su un percorso cronologico che va dalla preistoria all’Alto Medioevo.

Il complesso di San Benedetto è un ex convento di estremo interesse architettonico, le cui sovrapposizioni murarie ancora visibili vanno dal periodo longobardo al XV secolo. Sulla facciata principale è visibile un loggiato costituito da piccoli archi pensili, poggianti su delle mensole bicrome del XV secolo, che dovrebbe corrispondere a Castelnuovo Reale: quest’ultimo fu il noto alloggio della regina Margherita di Durazzo durante il suo soggiorno a Salerno, sepolta poi all’interno del Duomo di Salerno, in un sontuoso sepolcro. Venturino Panebianco definì il Museo “il maggior Istituto storico-topografico della Provincia”, per le sue variegate testimonianze.

Nel Lapidarium con annesso giardino, sono esposte soprattutto lapidi onorarie di epoca romana, oltre che statue, rilievi figurati e urne cinerarie. Vi è una statua molto significativa, che è quella di una Venere Cnidia, probabilmente vicina a Prassitele e alla sua cerchia, il quale era solito scolpire statue destinate alle ville e agli edifici pubblici.

Al piano inferiore si segnalano per importanza e interesse i corredi funerari rinvenuti nelle tombe di Roscigno e Oliveto Citra, completamente ricostruiti, ed i reperti esposti in ordine topografico e cronologico, sin dall’Età del Ferro. La Tomba di Roscigno del V-VI secolo a.C., per la ricchezza del corredo (con circa 40 reperti), è stata definita “principesca”, sottolineando lo stato elitario del defunto.

In bella mostra al piano superiore vi sono i resti provenienti dalla necropoli di Fratte sino ad arrivare all’epoca longobarda. Il reperto più importante, la vera chicca del museo, a cui è stata dedicata un’intera sala, è una testa in bronzo del dio Apollo: è un’originale opera di epoca greca della prima metà del I secolo a.C., attribuita dal Mustilli a Pasiteles e ritrovata nella rete di un pescatore salernitano nel 1930, divenuta anche il logo del Museo stesso. Il poeta Giuseppe Ungaretti, nelle vesti di prosatore, nel brano Pesca Miracolosa (contenuto in Mezzogiorno, terza parte dell’opera Il Deserto e Dopo del 1931-34), di rientro da un viaggio in Cilento, dove ascoltò i racconti di alcuni pescatori, così scrisse: “E già quasi notte, e in fila tornano in porto i pescatori d’alici. Raccogliendo le reti, una sera, a una maglia restò presa non la gola d’un pesciolino, ma a un cernecchio, una testa d’Apollo […]. L’ho veduta al Museo di Salerno, e sarà prassitelica o ellenistica, poco importa; ma questo volto, che per più di duemil’anni fu lavorato dal mare nel suo fondo, ha nella sua patina tutti i colori che oggi abbiamo visto, ha conchigliette negli orecchi e nelle narici: ha nel suo sorriso indulgente e fremente, non so quale canto di giovinezza risuscitata! Oh! tu sei la forza serena e la bellezza. Quale augurio non ci reca quest’immagine che fra gli ulivi, è finalmente tornata fra noi”.

Ad arricchire le raccolte vi sono delle lucerne di I-II secolo a.C., che fanno pensare ad una produzione di questa tipologia di oggetti nella città di Salerno. Dalla necropoli di Fratte proviene vasellame etrusco di bucchero, di bronzo e vasi greci figurati di eccezionale qualità.

Un’importantissima collezione numismatica, con monete sia d’oro che d’argento di età greca, romana della Repubblica, del tardo Impero e di età medievale, proviene dalla Zecca medievale di Salerno e dal Castello Arechi.

Una visita che vale davvero il risibile costo del biglietto (per le scuole è gratis!) e proietta il turista in un meraviglioso viaggio a ritroso nel tempo, alle origini della civiltà in Campania.

Articolo pubblicato su http://www.citizensalerno.it/museo-archeologico-provinciale-di-salerno-una-visita-dettagliata/

 

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