LA MANNA. Nelle Madonie scende dagli alberi, non dal cielo! Cos’era, cos’è…

feature_1-1Ironia a parte, la manna è una sostanza poco conosciuta, quasi misteriosa al giorno d’oggi ma preziosissima nell’antichità. Se pensiamo al suo significato biblico, la manna nella Torah (parola ebraica che significa insegnamento) fa riferimento al nutrimento del popolo d’Israele, durante il lungo peregrinare nel deserto per quarant’anni, dopo la liberazione dalla schiavitù egiziana.

Mentre gli Israeliani stavano per avvicinarsi al Monte Sinai, per accogliere la Torah, per miracolo la manna iniziò a cadere dal cielo. Fu chiamata il pane degli angeli, considerata un vero e proprio nettare discesa dal Regno celeste e prodotta dagli angeli Chayyot, che secondo la visione profetica di Ezechiele fanno parte del carro-trono di Dio, ognuno con quattro o sei ali, sembianze umane e la faccia di un leone, un bue, un uomo e un’aquila. La tradizione vuole che la Manna sia scesa per sfamare il popolo grazie a Mosè.

Nel Libro dell’Esodo della Bibbia ebraica, al verso 16. 16-18 si legge: “E, evaporato lo strato di rugiada, apparì sulla superficie del deserto qualcosa di minuto, di granuloso, fine come brina gelata in terra. A tal vista i figli d’Israele si chiesero l’un l’altro: “Che cos’è questo?” perché non sapevano che cosa fosse. E Mosè disse loro: “Questo è il pane che il Signore vi ha dato per cibo. Ecco ciò che ha prescritto in proposito il Signore: ne raccolga ognuno secondo le proprie necessità, un omer a testa, altrettanto ciascuno secondo il numero delle persone coabitanti nella tenda stessa così ne prenderete”.

Così fecero i figli d’Israele e ne raccolsero chi più chi meno. Misurarono poi il recipiente del contenuto di un omer; ora colui che ne aveva molto non ne ebbe in superfluo e colui che ne aveva raccolto in quantità minima non ne ebbe in penuria; ciascuno insomma aveva raccolto in proporzione delle proprie necessità».

In senso gastronomico invece la manna è una sostanza che si estrae incidendo verticalmente la corteccia dell’orniello (Fraxinus ornus): si può iniziare ad incidere l’albero verso il decimo anno di età. Il succo che ne fuoriesce si rapprende all’aria in pezzi bianco-gialli, la cui composizione è una mescolanza di acqua, acidi organici, zuccheri, manite e sostanze mucillaginose.

E’ un prodotto tipico siciliano e pertanto ha ottenuto la denominazione PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale) dal Ministero delle politiche agricole e forestali. La sua conoscenza in questa Regione si aggira intorno al IX-XI secolo d.C., quando la civiltà Islamica la introdusse attraverso le coltivazioni, diffondendosi ed intensificandosi solo nella seconda metà del XIX secolo.

Oggi i comuni che ancora coltivano i frassini sono: Castelbuono e Pollina, ambedue nel palermitano (Madonie). I coltivatori che di generazione in generazione con le famiglie esercitavano questa attività artigianale, in dialetto siciliano venivano chiamati “Ntaccaluòru”.

Sino agli anni ’50 i frassinicoltori riuscivano ad ottenere lauti guadagni dalla vendita di manna; oggi invece l’abbandono dei campi e delle tecniche agricole ha impoverito la produzione di questo prodotto, facendo alzare però il prezzo di quella poca quantità rimasta, dai 20 euro al chilo in su.

La manna ha ottenuto il presidio Slow Food e si distingue in varie tipologie a seconda della modalità di raccolta: manna cannolo, la più pregiata, simile ad una stalattite e si recupera con l’archetto; manna rottame, costituita dalla linfa che scorre lungo la corteccia; manna in sorte, ovvero la linfa che si accumula nei cladodi di fico d’india, messi di proposito alla base del tronco.

La si raccoglie a partire dalla seconda decade di luglio sino a settembre; è molto fragile, non gradisce l’umidità e si scioglie a contatto con l’acqua: per questo motivo bisogna raccoglierla prima del previsto, nelle ore più calde, quando si stacca facilmente dal tronco restando ricca di succo, evitando così gli effetti negativi dei temporali estivi.

Viene usata come leggero purgante specialmente nelle terapie pediatriche. È rinfrescante, purifica l’intestino da tossine e appesantimenti dovuti ad una cattiva alimentazione; è usata nelle affezioni dell’apparato respiratorio: infatti è un emolliente, fluidificante e sedativo della tosse. Può comportarsi da dolcificante naturale, adatta ai diabetici poiché è a basso contenuto di glucosio e fruttosio.

Annamaria Parlato

Articolo pubblicato su http://www.rosmarinonews.it/18451/

 

 

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