Il “Parco del Fuenti”: un ipotetico esempio di restauro paesaggistico in Costa d’Amalfi

il-parco-del-fuenti-un-ipotetico-esempio-di-res-29202di Annamaria Parlato* – Nonostante le istituzioni e gli strumenti legislativi, l’Italia non riesce a governare bene il proprio paesaggio. Non si è riusciti ancora a trovare soluzioni convincenti per una positiva convergenza tra politiche del paesaggio, politiche del territorio e dello sviluppo locale. Certamente sulla scarsa governabilità del paesaggo incide molto l’oggettiva difficoltà di fronteggiare processi di mutamento economico e sociale che stravolgono i delicati paesaggi ereditati dalla storia, molto variegati nei loro aspetti culturali, botanici, idrogeologici ed estetici.

In ogni caso sembra che non si sia riusciti comunque a far collaborare in modo soddisfacente gli organismi dello Stato competenti per la tutela, cioè Ministero e Soprintendenze con Regioni e Comuni. La cooperazione faciliterebbe l’impostazione di politiche integrate di territorio e di gestione dell’intero patrimonio culturale, senza sacrificare né la tutela né lo sviluppo, anzi il paesaggio potrebbe essere assunto come risorsa anche economica. Dall’approvazione della legge Galasso del 1985, ci si può interrogare su come rendere più efficace la tutela e connetterla alla valorizzazione del territorio, poiché certamente, è iniziata un’epoca diversa in cui abbattere un edificio abusivo e ripristinare la legalità non è più considerato un gesto azzardato, ma un atto di civiltà.

Le vicende legislative intorno al caso Fuenti, ormai da anni riportate su giornali, testi, in dibattiti e convegni, hanno riproposto in tutta la sua drammaticità il problema dell’edilizia illegale e dei suoi tragici effetti in Campania.

Terra bellissima, la Campania, è leader incontrastata a livello nazionale dell’abusivismo edilizio. Si concentra in questa regione circa il 20% di tutte le costruzioni fuorilegge realizzate in Italia tra il 1988 e il 1995. Proprio in questa regione del Sud d’Italia è situata una delle località più belle al mondo: la Costiera Amalfitana.

L’intera Costiera Amalfitana è un cesello di campi terrazzati che contornano le coste e marcano i promontori, e che fanno rassomigliare il paesaggio ad un gigantesco giardino pensile. Questa caratteristica declamata dai viaggiatori e scrittori ha conferito l’appellativo di Divina alla Costa d’Amalfi, per altro iscritta alla lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Sin dai tempi più antichi i terrazzamenti sono stati adattati per la coltivazione degli agrumi ed in special modo del limone. La tecnica di coltivazione di questo frutto conosciuta già in epoca romana, viene incentivata in epoca medievale dall’introduzione di nuove conoscenze agricole e idrauliche, risultato dei rapporti che la Repubblica marinara di Amalfi intratteneva con il mondo nordafricano e arabo. Attorno al X-XI secolo, venne introdotto il contratto di pastinato, che incentivava la diffusione di vigneti e castagneti. Successivamente, altri tipi di contratto permisero la formazione di piccole proprietà specializzate in coltivazioni come gli agrumeti e i roseti. Si attuò quella organizzazione del paesaggio a giardino mediterraneo fatta di piccoli appezzamenti coltivati, sistemi di raccolta e distribuzione delle acque e padiglioni, che anticiparono la forma prerinascimentale dell’arte del giardino all’italiana.

Anche il Boccaccio nel XIV secolo descrive “la Costa d’Amalfi piena di piccole città, di giardini e di fontane”. Limmagine di un paesaggio vario di elementi si ritrova senza alterazioni nelle testimonianze del ‘700, e si presenta anche allo sguardo dei primi viaggiatori stranieri durante tutto l’Ottocento. Questo ha fatto in modo che la Costiera Amalfitana è divenuta una delle mete obbligate del turismo internazionale già intorno alla metà del Novecento. A questo punto si determinano una serie di spinte che incideranno fortemente sulla realtà ambientale della zona litoranea, le cui trasformazioni erano state fino ad allora complessivamente contenute. Si avvia così- e si accentua negli anni ’60 e ’70- il progressivo declino della “diversità” paesistica della Costiera.

Identico destino è stato riservato al promontorio del Fuenti, l’antico Fonti alle pendici del monte Falerio, ubicato in un’ incantevole posizione, a strapiombo su una delle più belle spiagge della Costiera Amalfitana che, per la presenza di una sorgente d’acqua dolce, è denominata “acqua del fico”.

Immediatamente ad Ovest si trova l’antico porto naturale del Fuenti, frequentato fin dal tempo degli Etruschi e poi rifugio delle galere saracene, distrutto dalla violenta libecciata dell’anno 1343, o forse da una frana conseguente ad un’alluvione, che devastò le coste Napoletana ed Amalfitana, abbattendo anche le mura medievali ed il porto di Amalfi.

A partire dagli inizi del 1900 il suggestivo promontorio fu compromesso dall’azione dell’uomo, in quanto sfruttato come cava per la costruzione del porto di Salerno.

La cava, successivamente abbandonata, fece perdere l’originaria conformazione del versante, alterandone l’aspetto paesaggistico.

Negli anni ‘60, nonostante la zona fosse interessata da diffusi fenomeni franosi, la spiaggia sottostante fu comunque parzialmente occupata da uno stabilimento balneare, raggiungibile sia via mare sia percorrendo alcuni sentieri presenti sul versante Est.

Il 5 agosto 1968 il Comune di Vietri sul Mare rilasciò la licenza edilizia per la costruzione di un grosso albergo, distruggendo così la roccia e un panorama incantevole.

Durante i lavori vennero realizzate importanti opere di consolidamento del versante. In particolare nella zona di frana verso mare fu costruito un muro di contenimento in pietrame calcareo, all’interno del quale furono alloggiati due ascensori per servire la sottostante spiaggia ed alcuni vani di pertinenza alla struttura alberghiera.

Tale opera di consolidamento, all’epoca, consentì la messa in sicurezza del versante e l’utilizzo della spiaggia, contribuendo alla stabilità dell’area.

Fu decapitato con le ruspe un intero pezzo di roccia e, nella cava di pietra calcarea, fu innalzato un immenso edificio che sembrava un paravento, centosettantamila metri quadrati, trentaquattromila metri cubi, sei piani di altezza, le persiane di plastica verde, una spianata per il parcheggio, la piscina e la discesa al mare.

Si chiamava Amalfitana Hotel, ma fu soprannominato il “Mostro di Fuenti”.

L’albergo venne completato nel 1971. L’edificio non era visibile dalla strada, dove, dopo una curva, si apriva solo una smisurata spianata che doveva servire da parcheggio. Venendo dal mare, lo sguardo urtava contro un’immensa placca bianca che sovrastava quel poco di roccia sopravvissuto al taglio del promontorio.

A Salerno e a Vietri si formò un agguerrito nucleo di oppositori, tra cui Alfonso Tafuri, uomo colto e mite. Con lui si schierano i giornalisti Antonio Bottiglieri e il giovane Michele Santoro, il fotografo Pietro Amos, lo storico dell’architettura Alfonso Gambardella, il critico d’arte Achille Bonito Oliva.

Protagonisti della battaglia a livello nazionale furono Antonio Cederna, Elena Croce e Antonio Iannello.

La vita del “mostro” fu sempre in bilico fra legalità e illegalità.

Nel ‘77 il Comune di Vietri ritirò la licenza edilizia, adeguandosi alla decisione della Sovrintendenza che a sua volta revocò le precedenti autorizzazioni.

Nel dicembre del ‘79 il Tar della Campania respinse tutti i ricorsi e lo stesso costruttore, il sindaco di Vietri e il Sovrintendente furono condannati per abuso edilizio e l’albergo fu confiscato.

Si cominciò a parlare di abbattimento, ma la partita del Fuenti alternò vittorie dell’uno e dell’altro fronte. Dopo pochi mesi dopo la condanna in tribunale, la Corte d’Appello di Salerno assolse tutti gli imputati, pur tuttavia ciò non servì a salvare l’albergo.

Pressata e diffidata, anche la Regione emise nel 1980 una delibera per l’abbattimento. Trascorsero ancora diciannove anni, fioccarono una decina di sentenze amministrative, esposti, richieste di condono, una legge ad hoc, e si arrivò, nell’aprile del 1999, quando a seguito delle note vicende giudiziarie, venne emanata dal comune di Vietri sul Mare, l’ordinanza di demolizione e rimessa in pristino n.20 del 18.03.1999.

Dopo la demolizione iniziarono a circolare progetti e studi per rivestire di nuovo con il cemento quel buco nella roccia che squarciava il terrazzamento costiero, ricoperto di corbezzolo, lentisco, erica e mirto.

Oggi è sicuramente interessante capire, più che le vicende legislative intorno al caso Fuenti, che cosa fu proposto per ripristinare l’area violata dal punto di vista del restauro e della tutela del paesaggio, nonché della riqualificazione e della valorizzazione dell’area Fuenti nel territorio del comune di Vietri sul Mare, dove un tempo sorgeva abusivamente l’Amalfitana Hotel.

Mentre il Comune di Vietri sul Mare dopo la demolazione, rilasciò il permesso per l’esecuzione di opere di cantierizzazione, pulizia e messa in sicurezza, contemporaneamente il progetto proposto dalla società Turismo Internazionale s.r.l., prevedeva la realizzazione, al posto del vecchio mega albergo abusivo, di un Parco turistico con una nuova struttura alberghiera. Successivamente si sarebbe proceduto in maniera ipotetica al recupero della piena fruibilità della spiaggia e, dove un tempo sorgeva l’Amalfitana Hotel, si sarebbe inoltre realizzato un terrazzamento del terreno su tre livelli per la coltivazione di vigneti autoctoni. Nell’area dell’ex parcheggio dovevano sorgere locali per la sosta delle auto e la strada di collegamento alla statale. Per il restauro paesaggistico si prevedeva la realizzazione del giardino mediterraneo, caratterizzato da agglomerati di roccia e vegetazione spontanea arborea.

Si sarebbero dovute ripristinare le originarie ed antiche destinazioni, con un’area agricola a monte ed una frequentata spiaggia a valle, accessibile da monte e servita da due attracchi. Per concludere sarebbe stato ricostituito l’originario pendio degradante verso il mare, mitigando così il degrado ed il diffuso dissesto idrogeologico causato dalla cava, che già preesisteva alla costruzione dell’albergo.

Al momento è tutto fermo, come è apparso evidente anche dall’ultima conferenza del 2010 presso il Gran Hotel Salerno, dove si è parlato di sequestro da parte della Finanza dell’intero comprensorio Fuenti, voluto dalla Procura della Repubblica di Salerno e di fermo dei lavori. Per ora la realizzazione del Parco del Fuenti sembra solo un sogno lontano, che si spera possa divenire presto realtà.

Articolo pubblicato su http://www.ilvescovado.it/it/sezioni-25/attualita-3/il-parco-del-fuenti-un-ipotetico-esempio-di-res-10045.aspx

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Categories: Il Vescovado, News

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