ALESSANDRO PAPARI

336071_465295070184121_549215201_oNome: Alessandro; Cognome: Papari; Professione: Artista. Classe 1971, grandi occhi scuri, sguardo fiero, carattere solare e mediterraneo, vive e lavora a Napoli. Dopo gli studi di pittura all’Accademia di Belle Arti nella sua città, Papari per la prima volta nel 1998 presenta la sua personale alla Galleria Spazio Arte di Napoli. Alla sua carriera sono stati assegnati a ragione tantissimi riconoscimenti e premi, tra cui nel 1999 il Premio Lefranc Bourgeois, Milano e Parigi, è secondo al Premio Morlotti di Imbersago, mentre nel 2002 è risultato vincitore e primo classificato ancora al Premio Morlotti. Le sue personali più importanti sono quella del 2005 “Philip Dick a Bagnoli”, curata da Flaminio Gualdoni al Ta Matete in Roma; “Missing” del 2009 presso la Galleria Spazio Arte di Milano con la critica di Giorgio Seveso; “Blessed” del 2011 presso la Changing Role Move Over Gallery di Napoli; “Nina nuova immagine napoletana, al museo Pan di Napoli del 2012. Papari nel 2011 ha partecipato alla 54 edizione della biennale di Venezia, al “padiglione accademia” a cura di Vittorio Sgarbi. Tra i suoi recent works vi è il ciclo “Circle” del 2012, sul quale Papari da vigoroso e coraggioso pioniere del XXI secolo ha posto le basi per nuove ricerche di sperimentazione sulle tecniche pittoriche e nuovi spunti di riflessione su cui focalizzare l’analisi storico-artistica. Papari è cresciuto in un ambiente dove mare, terra, gente, tradizioni influenzano la visione della vita e tutto ciò è ravvisabile nella sua produzione, di cui “Circle” è l’emblema. “Circle” è un mondo surreale creato dall’artista, che si pone in bilico tra gli spazi della fantasia e della memoria e le forti emozioni, la fatica, il dolore. A far parte di questo mondo vi sono uomini, donne, giocolieri che come in grande circo immaginario creano attraverso le rotazioni di uno o più oggetti o attraverso le loro acrobazie, grandi cerchi e spirali dai contorni a volte definiti a volte rarefatti e quasi cancellati. La storia dell’arte è ricca di rappresentazioni circensi e di giocolieri dall’aria inquietante e malinconica, soprattutto tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, ravvisabili nelle opere di Toulouse Lautrec, di Degas, di Seurat, di Picasso, Lèger, Mirò e Chagall. Ma giocolieri come quelli rappresentati da Papari non se n’erano mai visti prima, così spiazzanti e terribilmente contemporanei. Le strepitose tele Circle e Circle of water, mettono in primo piano giocolieri che spesso fanno parte di realtà dimenticate, spesso ai margini della società, vengono sulla tela silenziosamente messi in primo piano, come degli eroi che con il loro vortici, le spirali e i frenetici movimenti creano un magistrale equilibrio compositivo di luci e ombre sino a rendere il senso dell’indefinito una sospesa immobilità. Il cerchio è sicuramente una forma geometrica che ha simboleggiato durante l’Umanesimo e il Rinascimento la perfezione, la vita e la morte, il principio e la fine, e che in “Circle” ha ispirato Papari per una visione più moderna della pittura, che in lui si sviluppa partendo da solide basi riconducibili ad aspetti contenutistici e formali appartenuti alla tradizione e che qui si traducono in un personale linguaggio espressivo, sempre teso al perfezionamento, all’acquisizione di ulteriori requisiti formali, cromatici e contenutistici. Costruzioni di luci, vortici di un caos paradossalmente composto, shock cromatico: il colore si scompone e si ricompone, offre una visione inaspettata della quotidianità. I personaggi che affollano le tele di Papari senza mezzi termini e in maniera poco convenzionale, sono nudi, indifesi, perduti talora ed incapaci di affrontare se non con un urlo privo di suoni le circostanze storiche. Papari è l’artista-giocoliere e costruisce in questo modo una nuova estetica basata sulla tragedia della solitudine, in un contesto sociale dove vige il relativismo dei valori, ma che egli stesso è capace di disintegrare facendosi portavoce di azioni tese alla protesta che sono poi indentificabili nell’arte stessa. Il senso delle opere di Papari va ben oltre il visibile e citando Guy de Maupassant si può affermare che:Un’opera d’arte è superiore soltanto se è, nello stesso tempo, un simbolo e l’espressione esatta di una realtà”, ovvero espressione e figlia del suo tempo.

Recensione critica su http://issuu.com/galleria-ariele/docs/02_marzo-aprile_2013/77

 

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Categories: News, Rivista 20

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