Agli Uffizi in mostra la Madonna in Gloria del Museo della Collegiata di Maiori

agli-uffizi-in-mostra-la-madonna-in-gloria-del-mus-35550di Annamaria Parlato – Come si evince dalla lettura dell’articolo di Andrea Macchiarola su Vita Cristiana n.5-6 (maggio-giugno), periodico della comunità ecclesiale di Maiori, la Madonna in Gloria, esposta di solito nel Museo Don Clemente Confalone all’interno della Collegiata, per la prima volta ha fatto un viaggio di circa 500 Km sino a Firenze, per essere esposta alla mostra intitolata: “Norma e Capriccio: Spagnoli in Italia agli esordi della maniera moderna”, inauguratasi agli Uffizi il 5 marzo e che terminerà il prossimo 26 maggio 2013. L’evento ha riscosso una grande rilevanza artistico-culturale, il cui fine è stato quello di esporre per la pittura e la scultura cinque altisonanti nomi di artisti spagnoli attivi in Italia agli inizi del Cinquecento, come quelli di Alonso Berruguete, di Pedro Machuca, di Pedro Fernández (meglio noto come lo “Pseudo-Bramantino”), di Bartolomé Ordóñez e Diego de Silóe, che furono capaci d’imporsi come protagonisti del “manierismo” europeo.

La mostra di Firenze è articolata in quattro sezioni: la prima è dedicata ad Alonso Berreguete e alla sua attività italiana, studiata da Roberto Longhi e Federico Zeri; la seconda è una riflessione sull’arte di Pedro Machuca, sui suoi rapporti con la bottega di Raffaello a Roma fra gli anni dieci e venti del XVI secolo, sull’influenza che quest’ultimo ebbe sull’Italia meridionale attraverso i dipinti di Pedro Fernández, attivo tra Milano, il Lazio e la Campania; la terza propone alcune eccezionali sculture eseguite da Bartolomé Ordóñez e Diego de Silóe che influenzarono con le loro opere la cultura campana dell’epoca, grazie alle opere di Girolamo Santacroce e di Domenico Napolitano; nell’ultima sezione si propongono invece creazioni realizzate da questi stessi artisti iberici al loro rientro in Spagna. La Madonna in Gloria è esposta nella terza sezione, poiché la critica ha ravvisato nell’esecuzione della statua la mano di Diego de Silóe (Ferdinando Bologna) o di Domenico Napolitano (Roberto Pane), ma non si è mai giunti ad una soluzione.

L’attribuzione di Bologna, a mio parere quella più attendibile, risale alla mostra del 1950 “Scultura lignea in Campania”, in cui la statua fu esposta presso il Museo di Capodimonte, assieme alla statua di Santa Maria a Mare ed al paliotto inglese in alabastro. La Madonna in Gloria maiorese, scultura lignea alta 169 cm, presenta sicuramente influenze raffaellesche, ravvisabili nell’idea di ondulazione delle pieghe del manto e nel movimento rotatorio e ascensionale, che confluisce nel fulcro centrale della composizione, dato dal Bambino che essa stringe accanto a sé. La statua è stata sottoposta a pulitura, che ha messo in evidenza la delicatezza degli incarnati nel volto di Maria e nel Bambino, e gli splendidi toni dorati delle vesti con i lori ricami, quasi a testimoniare la raffinatezza del tessuto.

La serenità e quel velo di malinconia che sono ravvisabili sul volto della Madonna, il movimento rotatorio che ha qualche caratteristica michelangiolesca o del primo Battistello, hanno contraddistinto la statua rendendola uno dei capolavori di primo Cinquecento. Nella Cappella Tocco del Duomo di Napoli c’è un bassorilievo di Diego de Silóe, che si può accostare alla Madonna in Gloria per le sue fattezze e questo ha portato ad attribuirla al maestro spagnolo, ma c’è chi dice che può essere attribuita ad Annibale Caccavello o addirittura vicina a Bartolomé Ordóñez, per la presenza di una replica in marmo nella Certosa di Padula che risente della cultura spagnola e solo recentemente a Giovanni da Nola spostando la datazione alla seconda metà degli anni Venti del Cinquecento, quando Alessandro de Fulco realizzò il soffitto a cassettoni della Collegiata.

Nel primi decenni del Cinquecento circolavano a Napoli le stampe di Marcantonio Raimondi, sulle rappresentazioni raffaellesche della Madonna di Foligno del 1511-12, che di sicuro potrebbe rappresentare il modello ispiratore per la scultura maiorese e ancor prima il Perugino tra il 1500-1501 ne dipinse un’altra ora conservata presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna. In ogni caso la presenza di un’opera così preziosa agli Uffizi di Firenze è un vanto per tutta la comunità religiosa e civile della Costiera Amalfitana, rappresenta un momento culturale memorabile per il territorio, che è uno scrigno raro di arte e storia. La cultura va incentivata e la valorizzazione dei beni culturali oggi più che mai è un tema di grande attualità che va sostenuto e sollecitato dall’intera società e dalle istituzioni tutte.

Articolo pubblicato su: http://www.ilvescovado.it/it/sezioni-25/attualita-3/agli-uffizi-in-mostra-la-madonna-in-gloria-del-mus-13825.aspx

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Categories: Il Vescovado, News

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