Dalla tela di Steffani al consumatore. La risaia e la coltivazione del riso, storia e futuro

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Nel dipinto “Risaja” di Luigi Steffani, un olio su tela del 1864, esposto alla GAM (Galleria d’Arte Moderna) di Milano, in maniera romantica e allo stesso tempo piuttosto malinconica, l’osservatore si trova catapultato in paesaggio autunnale e nebbioso di fine ottocento.

Riproduce fedelmente la natura, le trasparenze dell’acqua, il senso di umidità, l’appiattimento voluto delle dimensioni prospettiche e la vegetazione che cresce spontanea in Pianura Padana e nelle valli dell’Italia settentrionale, ma anche il duro lavoro svolto da umili donne, costrette dalla fatica ad inarcare la schiena, tenendo i piedi in ammollo nei pantani.

Luigi Steffani con realismo nelle sue tele ha raffigurato per lo più paesaggi, alla maniera dei Veristi, riscuotendo all’epoca diversi consensi dalla critica. Nacque in provincia di Bergamo (San Giovanni Bianco) nel 1827 e morì a Milano nel 1898. Esordì come pittore alla Mostra di Brera a Milano nel 1857. Compì diversi viaggi in Europa ed in Italia, soggiornando a Napoli, Venezia, Palermo, Roma. L’Accademia di Brera lo accolse come socio onorario e come accademico lì detenne la cattedra di paesaggio nel 1867.

Steffani ha saputo cogliere due particolari importanti nella sua opera: il paesaggio che lo circondava e la risaia, il luogo che da sempre ha caratterizzato la vita e l’economia degli abitanti della Pianura Padana. Il riso d’altronde è l’alimento basilare di molte regioni dell’Italia del Nord, usato nella creazione di risotti e nella preparazione di svariate pietanza più della pasta.

In Italia la coltivazione del riso si diffuse nel XVI secolo e oggi è intensamente coltivato in Piemonte (Novara, Vercelli), Lombardia (Pavia, Milano, Mantova), Veneto (Verona, Rovigo), Emilia (Bologna, Ravenna). Il riso si semina di regola nei mesi primaverili (aprile-maggio) e si raccoglie in settembre-ottobre, al più ai primi di novembre, se si tratta di varietà a maturanza tardiva.

La risaia è una porzione di terreno, leggermente inclinato per favorire l’indispensabile scolo dell’acqua di irrigazione. La circondano e la suddividono in aiuole o piavi, degli argini longitudinali e trasversali, in opportuni punti dai quali si aprono delle bocchette, attraverso cui viene data l’acqua.

Prima della semina questa superficie viene inondata ed uguagliata mediante una larga tavola di legno (spianone), trainata anticamente da cavalli. Quest’operazione ha pure la funzione di intorbidire l’acqua in modo che il limo in sospensione depositandosi copra il seme. A due o tre giorni dalla semina il livello dell’acqua viene abbassato, in modo che questa, riscaldandosi più facilmente, favorisca il germogliare del riso.

Successivamente, formatasi la pianticella, l’inondazione viene innalzata a poco a poco (20-30 cm al massimo). Tra le cure necessarie durante la crescita del riso, importanti ed indispensabili sono la distruzione di alcune specie d’insetti nocivi ed ancor più la sua monda o mondatura dalle cattive erbe, la quale viene eseguita a mano da personale stagionale per lo più femminile (mondine): il terreno sommerso ed inzuppato facilita l’estirpazione delle piante con le loro radici e quindi la loro quasi totale distruzione.

Migliori risultati si ottengono seminando in vivaio e trasportando poi le piantine di riso già formate nelle località ove s’intende procedere alla loro coltura. A maturità s’inizia il graduale abbassamento dell’acqua fino a mettere la risaia a secco nel più breve tempo possibile; poi ha inizio la mietitura e successivamente la trebbiatura, dove si stacca il risone dalla spiga. Superate tutte queste fasi il riso è pronto per giungere alle nostre mense. Grazie all’opera dello Steffani è proprio il caso di dire dalla tela, alla risaia ed infine al piatto!

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