La Costiera filtrata attraverso la lirica di Alfonso Gatto

T594256ALa bianca colonnata che il maestrale

di rigoglio in rigoglio segue al vivo

della costa marina, in quel novale

di frescura e di colto, con l’abbrivo

 

d’un piacere insolente, è solo grazia

di lavoro, umiltà d’assetto antico.

Per gradini di roccia, in ogni vico

di strettura fiorita dove strazia

 

l’agave il ceppo e fila il lungo stelo

di meraviglia, vide chini il cielo

l’asino e l’uomo a stendere il palmento

di terra avara, a intepidire il vento.

 

Ora l’onesta e lucida struttura

della fatica sembra la natura

stessa che ride e dà giardino al pianto

Alfonso Gatto – La Costiera

di Annamaria Parlato – La Campania oggi presenta due facce della stessa medaglia: da un lato è quella patinata, quasi una cartolina ad acquerello, un’immagine felice da depliant di agenzia turistica, dall’altro è la terra diGomorra, della disoccupazione, una ferita che brucia, sanguina, indispettisce, fa male, una terra dimenticata da Dio.

Ma tra le due facce deve per forza esisterne una terza, un nuovo modo di vedere e raccontare la Campania e le sue bellezze, che non sia né la fredda penna del cronista, né il mondo ingannevole di una fiction a puntate. Alfonso Gatto, illustre poeta salernitano, pittore e critico d’arte, nato nel 1909 da una famiglia di armatori e morto prematuramente in un incidente stradale nel 1976, è la terza via: la sua voce nobile, schietta, sincera, ha dato lustro e gloria alla Divina Costiera, vanto e punta di diamante della Campania. La Costiera vista con i suoi occhi è quella fatta di vigneti, orti, giardini e case bianche arroccate come in un presepe vivente, ricca di sfumature pittoriche.

E’ la Costiera fatta di uomini che lavorano duramente nelle attività artigiane, nei pastifici, nei laboratori di ceramiche, quella che si rifletteva nello sguardo incantato dei turisti in carrozzella, nei dipinti dei pittori costaioli, nelle corrispondenze epistolari degli intellettuali tedeschi, giunti al Sud per ristorare gli animi, nei taccuini di viaggio dei nobili alle prese con il Gran Tour.

Gatto è stato il cantore per eccellenza della Costiera, egli che con Vasco Pratolini nel 1938 a Firenze, fondò la rivista letteraria Campo di Marte, ha esaltato il fascino ancora primitivo di una terra feconda e lontana da scempi edilizi. La Campania è Terra Felix per Gatto, la Costiera nei suoi versi viene fuori pian piano come un dipinto sulla tela del pittore attraverso pennellate intrise di vivaci colori, un lembo di terra la cui bellezza struggente non era ancora stata offesa dal turismo di massa.

Le case con le loro particolari forme architettoniche, quasi a voler ricordare un’opera di Cezanne o Picasso e le cupole maiolicate delle chiese, sparse qua e là, in una forma rotondeggiante che paiono inglobare il tutto e dare un accenno di conforto e abbraccio materno, sono soggetti simbolici di cui Gatto parla nei suoi versi. Sembra di ritrovarci catapultati in un quadro di Luca Albino o Gaetano Capone.

Il poeta così scriveva: “…Odorosa di ragia, di fragaglia/la costa di Cetara e d’Erchie sale/nella memoria, tesse i muri, impaglia/le pergole di agrumi:per le scale/dei monti svetta il bianco delle case./E chi partì per sempre ne rimane/leggero come l’aria delle cene/inebriate dalla luna nuova./Dopo tanto cercare quel che trova/ – la sua stanchezza estrema – gli sta bene./E’ bacio vino amore, la deriva/portante che l’aggalla alle sue pene./Così il mare s’addorme alla sua riva…” .

Ma è inutile dire che su quelle stradinetortuose scavate nella roccia,che un tempo si percorrevano a piedi o sulla groppa di un mulo, oggi vediamo solamente pullman “gran turismo” e code interminabili di auto con turisti chiassosi, interessati a tutto fuorché alle bellezze paesaggistiche e culturali.

Eppure in quei luoghi una volta c’era silenzio … E’ ancora oggi possibile guardare il cielo illuminato dalla luna e perdersi nei suoi incantesimi? Le parole di Gatto ci restituiscono significati importantissimi della nostra Costiera, le sue parole sono possenti, sono musicali ed umane, narrano d’amore e di sofferta quotidianità, sono una riflessione sulla morte e sulmutamento misterioso della vita, pertanto vanno custodite e diffuse alle generazioni future, che si spera possano recuperare la memoria di un glorioso passato.

Articolo pubblicato su: http://www.ilvescovado.it/it/sezioni-25/storia-e-storie-12/la-costiera-filtrata-attraverso-la-lirica-di-alfon-11410.aspx

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